Procurement di innovazione: forze e debolezze

01/09/2016 - Roma

Riprendiamo e concludiamo il report dei punti principali presi in esame nel corso delle due giornate di Cantieri della PA digitale, che si sono svolte a Roma il 6 e 26 giugno e che hanno avuto come oggetto “Procurement dell’innovazione: strumenti innovativi per l’acquisto di beni e servizi tecnologici da parte del settore pubblico”.

In questo terzo post analizziamo i punti di forza e di debolezza del Procurement di innovazione, che come abbiamo già visto è strettamente connesso all’innovazione del Procurement e può essere infatti considerato un suo pre-requisito.           

 

PUNTI DI FORZA DEL PROCUREMENT DI INNOVAZIONE

 

  • Varietà degli strumenti a disposizione. Il codice degli appalti prevede per la PA una molteplicità di forme di acquisto dell’innovazione. I principali strumenti sono: appalto precommerciale (PCP), dialogo competitivo, partenariato per l’innovazione, procedure competitive con negoziazione.
  • Efficacia ed efficienza dell’azione. Le procedure joint PCP sono esempi di successo, che dimostrano come la PA possa essere driver di innovazione grazie all’aggregazione della domanda e alla divisione dell’investimento in innovazione tra più stazioni appaltanti, e grazie al co-investimento fra stazioni appaltanti e fornitori.
  • Filiera dell’innovazione. Secondo le legge 179/2012, l’obiettivo strategico del Procurement di innovazione è il supporto di competenze di ricerca e innovazione industriale in Italia; si generano quindi una serie di  attività che coinvolgono diversi attori pubblici in una vera e propria filiera istituzionale dell’innovazione che si realizza in queste fasi: AgID individua i bisogni di innovazione della PA; viene fatta la qualificazione tecnico-funzionale dei bisogni; vengono identificate le fonti di finanziamento all’innovazione; il soggetto pubblico competente realizza l’appalto precommerciale.

In questo contesto, al fine di arginare la sindrome da binario morto, è preferibile considerare una quinta fase che consiste nel dispiegamento commerciale dei risultati della R&S

  • Lock-in superati e promozione delle PMI. Separare la fase di R&S da quella della fornitura permette al PCP di favorire la partecipazione anche delle PMI, che non sono quindi costrette anche alla promessa di fornitura su larga scala.
  • Il ruolo attivo delle istituzioni di ricerca in Italia. Rispetto ad altri Paesi, in Italia Università e istituzioni pubbliche di ricerca sono particolarmente attive nel Procurement di innovazione. Questo si verifica in settori molto sviluppati oppure in settori dove la crisi industriale spinge gli operatori a stringere partnership con le università per ottenere maggiori qualificazioni nella ricerca.

 

PUNTI DI DEBOLEZZA DEL PROCUREMENT DI INNOVAZIONE

 

  • Sindrome del binario morto nel PCP. Il PCP ha come scopo principale la risultanza di nuova conoscenza scientifica, ed infatti la fornitura commerciale su larga scala del bene/servizio non è prevista in questa procedura e al limite vi succede secondo una tradizionale procedura di appalto commerciale. Questo può implicare il rischio, percepito soprattutto dall’industria, di non rientrare dell’investimento fatto in R&S
  • Esigenza insoddisfatta di change management. Rimandiamo al precedente post.
  • Tempistiche. I tempi previsti dalle procedure ordinarie di Procurement non permettono alle PA di acquistare innovazione, men che meno quella digitale. I tempi delle procedure arrivano molto spesso a vanificare la qualità innovativa della soluzione stessa.
  • La proprietà intellettuale. Alcune forme di Procurement dell’innovazione prevedono la registrazione di diritti di proprietà legati alla soluzione innovative stessa e quindi è necessario che vengano monitorate anche le relative royalties da parte della stazione appaltante, che è di fatto co-finanziatrice dell’attività di R&S. La PA spesso non dispongono dei mezzi informativi adeguati al monitoraggio, che può protrarsi anche per tempi medio-lunghi.
  • Incentivi comunitari vs. Territorialità delle gare. Le PA regionali lamentano la difficoltà ad accedere ai fondi per la domanda di innovazione (che sono garantiti dai fondi strutturali dell’UE), che impediscono di realizzare interventi territoriali.

Fra le raccomandazioni sorte al termine del confronto sull’innovazione di Procurement, segnaliamo alcuni di quelli che ci sembrano maggiormente significativi:

 

Anche nei casi in cui la PA abbia risolto i problemi legati alla domanda di innovazione, è possibile che il mercato non sia pronto a cogliere la sfida: per evitare quindi la sindrome del binario morto, una proposta potrebbe essere quella di creare un catalogo ad hoc all’interno del MEPA, destinato a raccogliere le soluzioni generate dall’attività di R&S che non abbiano prodotto risultati in termini industriali.

Nell’ottica della condivisione delle esperienze, un’altra proposta emersa è quella di creare un repository per tenere traccia delle esperienze di PCP, sia a livello nazionale che comunitario.

[Marco di Ciano, Resp. Ufficio Ricerca e Sviluppo, InnovaPuglia SpA]

 

Stimolare la cultura dell’innovazione nelle PA attraverso incentivi esistenti (vedi il premio annuale per l’innovazione, ex art. 22, d.lgs. 150/2009) e nuovi, per premiare i dipendenti pubblici meritevoli di riconoscimento per il loro impegno in iniziative di innovazione per la PA.

[Fabrizio Cobis, Dirigente Promozione e incentivazione della specializzazione, cooperazione e coesione territoriale della ricerca, Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca; Mauro Draoli, Responsabile Servizio Strategie di Procurement e Innovazione nel Mercato, Agenzia per l’Italia Digitale]